Lo scompenso cardiaco

[articolo pubblicato su La Nazione del 03/12/2017 di Federico Mereta]

QUANDO SI PARLA di epidemia, il pensiero corre subito a virus o batteri che ci attaccano. Ma nella medicina moderna esistono anche malattie in grado di creare veri e propri allarmi, per il numero di persone colpite e le tendenze future, che non sono legate a meccanismi infettivi. Una di queste è sicuramente la “malattia del cuore stanco”, meglio nota in termini scientifici come scompenso cardiaco. In questa situazione il cuore non riesce a pompare in modo soddisfacente il sangue nel resto dell’organismo. Oggi quasi un milione di persone in Italia deve fare i conti con questo problema e nel corso della vita una persona su cinque è a rischio di sviluppare scompenso cardiaco ed è più frequente che questa patologia si presenti in età avanzata, con un’incidenza progressivamente maggiore in relazione all’invecchiamento.

scompenso cardiaco

PARTE DA QUESTE CIFRE l’impegno dell’Aisc – Associazione italiana scompensati cardiaci – che insieme alla Regione Lombardia hanno voluto accendere i riflettori su una patologia che – pur essendo la seconda causa di morte in Italia, non riceve tutta l’attenzione che meriterebbe. Anche per questo spesso si sottovalutano i sintomi come stanchezza, spossatezza e affaticamento. E a volte si arriva tardi con la diagnosi, come emerso nella giornata di lavori tenutasi a Milano.

L’approccio deve coinvolgere tutti i protagonisti – loro malgrado – della condizione: dal paziente fino a chi lo segue, dallo specialista alla medicina generale, in un contesto che vede la sanità pubblica fortemente impegnata. «I dati epidemiologici sulla prevalenza dello scompenso – spiega Salvatore Di Somma, professore di Medicina Interna, dipartimento di scienze medico-chirurgiche e di medicina traslazionale dell’università La Sapienza di Roma e direttore del comitato scientifico dell’Aisc – sono piuttosto allarmanti.

Attualmente, lo scompenso cardiaco colpisce lo 0.4 /2 per cento della popolazione adulta europea con una mortalità a quattro anni del 50 per cento. Rappresenta il 5 per cento delle ospedalizzazioni totali e interessa il 2 per cento della spesa del Sistema sanitario nazionale. Il suo alto costo è principalmente causato dall’elevata frequenza di re-ospedalizzazioni (40 per cento entro 12 mesi), determinate dal peggioramento dello stato di congestione, sia a livello sistemico che polmonare. In questo preoccupante scenario, diventa sempre più importante un precoce riconoscimento della patologia e una sua corretta gestione, a partire dalla situazione di emergenza fino alla dimissione a domicilio, passando per una necessaria riabilitazione cardiologica». Insomma, per una patologia che partendo dal cuore interessa tutto l’organismo, occorrono conoscenza e attenzione.

LA CARENZA DI “SPINTA” da parte del cuore, infatti, porta gli organi e i tessuti ricevono quantità insufficienti di ossigeno per le loro esigenze metaboliche. L’organismo reagisce accumulando sodio e acqua nei polmoni e nei tessuti. Così compaiono i sintomi, legati al fatto che i liquidi in eccesso di depositano portando ad affanno ridotta tolleranza allo sforzo, affaticamento, edema (cioè gonfiore). «Come Associazione di pazienti – sottolinea il presidente di Aisc, Oberdan Vitali – siamo orgogliosi di trovare un riscontro importante in tutti i territori che riusciamo a coprire. In particolare la Regione Lombardia si è dimostrata da subito sensibile all’esigenza di avere centri specializzati dove accogliere e curare i cittadini lombardi. L’esperienza ci ha insegnato che creare strutture dove trovare soluzioni terapeutiche efficaci ed innovative permette di riacquisire una qualità di vita soddisfacente».

Lo scompenso cardiaco ultima modifica: 2017-12-03T08:11:58+00:00 da admin La Mia Pressione

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